MILANO, CITTÀ SCOMPARSA? di Franco Fortini

Le immagini evocate da Franco Fortini in questo ritratto chiaroscuro di Milano ci donano una veduta negli anni ’90, quando giungeva al termine un secolo e un’epoca in cui la città era stata “privilegiato teatro della esistenza sociale”. Si scorgevano allora quelle dinamiche che oggi sono il nostro quotidiano: l’avanzare della trasformazione urbanistica che modifica le vie del centro cittadino con l’espulsione dei meno abbienti; la conurbazione selvaggia del malinconico hinterland popolato da “una inumanità feroce e disperata” ma ricco di novità e speranza; lo “stile diffuso” tipico delle grandi città del mondo; la nuova opposizione che, come sempre, si disegna “nelle forme più diverse e nelle tendenze più inattese”.

CHI SE NE VA? (Maledetto il suo momento III)

Quella mattina caliginosa la via era sbarrata, un isolato di polizia partecipava al mal bianco pronto a svegliare il quartiere. Preferivo non aprire subito il bar, non volevo diventare il centro operativo della borghese in comando. Tornai alla macchina, e chiusi gli occhi. Chi se ne va? Era forse il giorno in cui lo spirito del mondo per mezzo di una manigolda brigata avrebbe rimarcato il nuovo indirizzo della storia? Chi se ne va?

L’UOMO CHE UCCISE LIBERTI VALERIO

E il pettegolezzo si sarebbe rincorso di bocca in bocca, parlando di una morte accidentale, avvenuta prima del tempo, senza immaginare la coerenza e la potenza di un gesto istintivo come quello del Liberti, che in mezzo alle cose che crollano aveva scelto l’unica cosa vera e viva da fare, accettare la sconfitta, lasciarsene invadere e distruggere con essa i propri miti e le proprie follie.

COME SI SPARA A UN OROLOGIO CONGELATO?

Piuttosto che pensare alla cura e al mutuo soccorso come ad azioni il cui valore risiede nei loro nobili ideali, nel modo in cui apparentemente ritraggono un mondo più giusto a venire o potrebbero costituire una minuscola e breve tregua dall’ostilità delle relazioni sociali capitaliste, dovremmo intenderle come armi, come un metodo di interruzione e sospensione.

ANATOMIA DELLA COMUNICAZIONE

Un attacco mediatico-narrativo portato avanti all’interno di una sfera pubblica cerca di tagliare le linee di rifornimento all’immaginario di una comunità in lotta. Il risultato di questo attacco non è sempre visibile e diretto, spesso si compone di piccole allusioni, di utilizzi “minuti” del frame che con il tempo scavano un solco fra una istanza politica e la sua legittimazione. Questo è il motivo per cui l’analisi frame-sfere ci è utile per capire come si costruisce e come si distrugge la legittimità e, al contempo, ci permette di capire quali sono gli attori che la attaccano e in che modo difenderci da tali attacchi.

SE LA VALLE E’ OVUNQUE

Amore, coraggio, paura, morte, calore, lotta, vicinanza, solidarietà o altre astrazioni non riuscirebbero ad evocare quello che sono stati questi anni. Meglio lasciar risuonare le immagini, le voci, gli odori, la materialità sensibile. La determinazione di un no, detto per sempre, senza ripensamenti, apre uno spiraglio.

LA GRANDE CONQUISTA

Lo spettacolo degli esclusi che assaltano con rabbia il Senato chiedendo a Mike Pence di rivelarsi, un proletario in piedi sulla scrivania dell’ufficio della politica multimilionaria Nancy Pelosi, e il perverso divertimento che la maggior parte provava nel farlo, forniscono immagini politiche potenti che parlano al disgusto diffuso per la vita statunitense che è quasi l’unica cosa su cui tutti sono d’accordo.
Qual è la nostra alternativa?

6 GENNAIO: UNA BASE DI MASSA PER IL FASCISMO?

L’occupazione del Campidoglio da parte dei sostenitori di Donald Trump, dopo un comizio che rilanciava le sue pretese prive di fondamento su una frode elettorale avrà come conseguenza la frattura del Partito Repubblicano, e preparerà il terreno al consolidamento di un nuovo centro politico bipartisan – sebbene più a destra di prima. Tuttavia questo apre la strada alla rottura con la democrazia rappresentativa di una grossa fetta della base di Trump, che abbraccerà un’esplicita alternativa fascista.

IL DESERTO SEMANTICO DEL CARCERE

E’ tempo di chiedersi quale idea di giustizia promani dai tribunali e dalle colonne dei giornali più forcaioli. Quali tipo di idee mettano nel suo campo semantico e a chi questo tipo di concezioni avvantaggino sul piano politico.
Senza questa operazione sarà impossibile mettere in campo delle narrative e delle azioni alternative e contrarie.

CHI COMPRA (Maledetto il suo momento II)

Un quartiere di periferia pieno di case in vendita e due facoltosi investitori, un agente immobiliare senza scrupoli ed un bar appena aperto che si distingue per la calda atmosfera.
Maledetto il suo momento torna con un secondo episodio. Dopo aver accompagnato per il quartiere un agente immobiliare, ripercorre ora le stesse strade in compagnia dei suoi clienti. Un racconto che ancora una volta parla di case, di chi vende, di chi compra e di chi abita.

CHIEDI A HUEY SE NON SAI COME SI FA

Pubblichiamo questo contributo proveniente da un collaboratore che si firma Quantum/A. E’ un approfondimento su un aspetto meno noto e meno appariscente delle Pantere Nere, ovvero le cliniche autonome dedicate alla salute della popolazione. Cura, comunità, autorganizzazione: sono le questioni su cui tutti in questo momento ci troviamo a dover riflettere.

PRIMAVERA MILANESE

La primavera rende il tutto ancora più irreale, i colori intorno sono intensi e un sole alto picchia sul parabrezza e fa sembrare tutto di plastica. Guido nel viale alberato tagliato in due dalle rotaie del tram, le gocce di sudore sulla fronte e Antonio di fianco che bestemmia contro il navigatore che si è impallato, con la vaga ma costante sensazione di essere a un crocevia, che tutto ciò che ho fatto e visto è andato per sempre e non tornerà mai più.

LETTERA DI JACQUES CAMATTE A UN AMICO DEL NORD

“In altre parole, nel tentativo di proteggersi, la specie si è rinchiusa in un divenire, nella sua erranza; diventando così incapace di immaginare altro. In ciò consiste la sua follia. Lo si evince dalle reazioni di malcelato panico dei leader, in tutti i campi”

CORONAVIRUS: UNA CIVILTA’ INTERA IN DISCUSSIONE

Pubblichiamo la traduzione di questo testo, apparso qualche giorno fa sul sito francese Rouen dans la rue, che ci sembra riassumere bene tutti i nodi che la pandemia ha aperto rispetto al presente e soprattutto al futuro. Se è vero quello che spesso ci ripetono, cioè che dopo tutto questo nulla tornerà come prima, allora ogni spunto è utile per cominciare a pensare alle prossime forme di normalità contro cui ci troveremo a lottare

L’AMBIENTE MILITANTE E IL SUO LINGUAGGIO

Dopo questi giorni cambierà tutto – si dice. Però molte cose sono dure a morire, e tra queste c’è sicuramente un certo uso tossico della lingua tipico degli ambienti militanti. Dunque, quale momento migliore per provare a riflettere un attimo sulle incrostazioni e i meccanismi automatici che affliggono e spesso soffocano quello che si vuole dire. Non ci sentiamo esenti dal problema, quindi inviateci ulteriori annotazioni, critiche ed insulti, e saranno sempre ben accetti.

FINESTRA SUL VUOTO

La solitudine attuale e il distanziamento futuro affollano i nostri pensieri. Ma forse un certo isolamento era già qui, pronto ad accogliere l’avvenire più cupo, e la paura che mangia l’anima rende anche ciechi a ciò che sta succedendo tutt’intorno. Che cosa misura la distanza, a cosa siamo davvero lontani?

WALDORF

Frammenti di un discorso: ci sono alcuni filippini, un cane, un tassista, i pokemon e la dipendenza dalla nicotina. Diario minimo della quarantena, da leggere preferibilmente mentre si è in coda al supermercato.

E INFINE IL MONDO SI FERMÒ

Questo non è uno scritto per deboli di stomaco, o di mente leggera. Non è per gente in cerca di svago e di intrattenimento a buon mercato. Questo articolo è gratuito e si spera irregolare… sì, ora che siete belli comodi – un po’ eccitati, un po’ annoiati a casa vostra: scritto sicuramente male, ma scomodo. Serve una scrittura brutta, irregolare.

È PIÙ FACILE

L’affollarsi delle distopie comincia a rendere i nostri occhi cisposi. Confcommercio prova a scrutare nel nostro animo, e fa paura che ci riesca. Può esistere anche uno stato d’eccezione che non ci aspettavamo – quello degli oppressi.

CONTATTO II – Note a margine di un’epidemia

Emergenza, crisi, fine, sono parole che tornano con ciclicità, questa volta intorno ad una Pandemia. Un presente che ci troviamo tutti a condividere, forse un punto di partenza per domandarci se è il presente che vogliamo vivere. Sanità e Salute: Due parole spesso confuse, su cui necessitiamo di fare chiarezza. Forse allora riusciremo ad immaginare anche un altro futuro.

LIAISONS #1 – Prefazione all’edizione italiana

Nel 2018 usciva in Francia e in America il primo numero della rivista internazionale Liaisons, con contributi che partivano e attraversavano sollevazioni e lotte sparse in angoli diversi del mondo. Il tema intorno a cui ruotavano era quello del popolo e del populismo. Due anni dopo sbarca qui da noi, edita da Agenzia X, la traduzione italiana di quel primo numero. Riceviamo e pubblichiamo volentieri la prefazione all’edizione italiana (qui invece potete trovare la traduzione di quella all’edizione francese), e speriamo che possa essere l’avvio di un confronto. In comune ci sono i punti di partenza: Interruzioni e continuità, frammenti e legami, un noi che appare e scompare a intermittenza. Il deserto intorno e la rivolta che freme.

ARIA NELLA TESTA

Dopo tutto quello che è successo, che senso ha continuare a parlare dei sogni della memoria? E poi, Cortazar era davvero così bello? Cosa centra De Andrè con l’appennino? Non avendo risposte, ci interroghiamo sulle domande.

CRONACHE SUL FORO

Un giovane e rampante avvocato scorge il proprio riflesso nei vetri della metropolitana, rimugina sull’oggettività e imparzialità del diritto penale, considera sotto un’altra luce la splendida civiltà giuridica di cui è piccola e operosa appendice – e si spaventa un po’. Brevi cronache (forse in divenire) della cattiva coscienza della Legge, direttamente dal ventre oscuro del moloch che ha nome Palazzo di Giustizia.

ELEMENTI DI DECIVILIZZAZIONE

Nel marzo 2019, mentre infuriava l’insurrezione dei gilet gialli, sul sito francese Lundimatin appariva questo testo, la prima di sei parti, che tentava di tracciare i contorni storici e politici della domesticazione degli esseri umani e della loro trasformazione in produttori. Proponiamo qui una traduzione in italiano della prima parte, che ci sembra arrivare al cuore di diverse questioni centrali dell’attualità.

PRESENTE E PASSATO, RICORDO E STORIA

Nel 1989 usciva L’Editore di Nanni Balestrini. Un’opera complicata, un labirinto che portava la voce di un passato aperto, rimosso, spettrale. Oggi tutto questo sembra ancora più lontano e ritorna solo in forme mostruose e deformate, e per questo potrebbe essere il momento giusto per provare a rileggere (e ripensare) L’Editore, quel passato ma forse più in generale il nostro rapporto con tutto il passato.

AI BLOCCHI DI PARTENZA

La critica ad un’istituzione, qualunque essa sia, non può che partire dalla sua storia. Quali sono i meccanismi e i procedimenti che l’hanno portata a presentarsi come imperativa, a mistificarsi come necessaria, a mostrarsi come l’unico sviluppo possibile di una storia lineare? Alcuni appunti per affrontare il carattere costruito delle realtà che si presentano come eterne, in attesa di avere l’occasione per smontarle pezzo a pezzo

CONTATTO o dell’introduzione all’anti-Narciso

Che la fine del mondo stia arrivando, e che non ci possa essere salvezza dentro questo sistema capitalistico sono notizie ormai vecchie. Molto vecchie. Talmente vecchie che ormai forse la fine del mondo è già qui. Allora diventa urgente cominciare a pensare in maniera diversa sia la fine che il mondo. Qualche spunto in questo pezzo, in cui tra l’altro ci sono anche salamandre giganti che scrutano sprezzanti l’abisso dell’estinzione

AUTUNNO MILANESE

La redazione del Teatro di Oklahoma è attualmente (purtroppo) saldamente radicata a Milano. Di conseguenza, partecipa attivamente degli orrori e della putrescenza che ricoprono la bella Capitale Morale. Nell’autunno appena passato, che ha accompagnato la preparazione di questo piccola rivista, sono, com’è naturale, successi tanti fatti piccoli e grandi, ed alcuni hanno catturato la nostra attenzione e sono finiti in questi quattro quadretti, che non hanno alcuna pretesa di esaustività – sarebbe bello se l’elenco delle cronache di una catastrofe si fermasse al quattro. Potrebbe essere l’inizio di una rubrica (Oklahoma – le stagioni in città?) così come uno sfogo estemporaneo di scarsa rilevanza. Ad ogni modo li lasciamo qui, sperando che possano essere di vostro interesse: